I tre stupratori di Desirée sbarcati in Italia dalle ONG: l’ultima beffa per il popolo italiano

I tre stupratori di Desirée sbarcati in Italia dalle ONG: l’ultima beffa per il popolo italiano

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I tre stupratori di Desirée sbarcati in Italia dalle ONG: l’ultima beffa per il popolo italiano

Si è infatti scoperto, come abbiamo scritto stamattina, che tutti e tre gli stupratori e assassini di Desirée che sono stati arrestati, mentre continua la caccia ad un quarto, erano entrati in Italia come richiedenti asilo, scaricati dalle Ong sulle coste siciliane. A tutti e tre, il Pd aveva regalato la protezione umanitaria. Così da ingrassare le coop.

Il nigeriano è stato rintracciato nell’ex fabbrica della penicillina in via Tiburtina, nei pressi del Raccordo anulare, dove si era nascosto tra 600 immigrati africani come lui: seicento! Alinno Chima, 46 anni, nigeriano, è un clandestino. E un pusher di professione. Ma lo è da poco. Il suo permesso di soggiorno per motivi umanitari era scaduto a marzo, per anni ha potuto spacciare grazie alla complicità dello Stato italiano. Lui, un nigeriano in fuga da una guerra inesistente. Come Oseghale. Come i suoi due complici.

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Degli altri due sappiamo già. Mamadou Gara, senegalese di 26 anni, catturato dagli agenti della Squadra mobile e del commissariato San Lorenzo in un altro edificio occupato, nell’isola pedonale del Pigneto, è un ex venditore ambulante diventato un pusher con tanto di autorizzazione a rimanere sul territorio nazionale perché richiedente asilo. Documento scaduto, per il quale il 30 ottobre dello scorso anno era stato espulso. Sulla carta. Era invece rimasto a Roma. A spacciare.

Il 22 luglio scorso una volante della polizia lo ha fermato per un controllo e nei suoi confronti è stato chiesto all’autorità giudiziaria il nulla osta per una nuova espulsione, visto che aveva carichi pendenti sempre in materia di stupefacenti. La burocrazia però ha consentito a Mamadou di rimanere ancora a Roma, senza problemi. E di proseguire i suoi traffici. Come del resto ha fatto anche il suo connazionale Brian Minteh, 43 anni, da più tempo a Roma, tanto che il 24 agosto 2017 aveva presentato in Questura una richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Dagli archivi dell’Ufficio immigrazione in via Teofilo Patini, a Tor Sapienza, risulta che il titolo gli era stato riconosciuto dal tribunale il 12 febbraio di 5 anni prima. Il rinnovo non è mai stato emesso, perché la Questura era in attesa di un’integrazione di documenti visto che alla domanda mancava l’iscrizione anagrafica. Nel frattempo Minteh, anche lui spacciatore, aveva trovato alloggio in una delle roulotte che si trovano a ridosso delle mura del cimitero del Verano, a qualche centinaio di metri dal palazzo dell’orrore in via dei Lucani. Lì, il 6 ottobre scorso, una ragazza inglese a Roma per frequentare un corso da insegnante è stata violentata fra le auto in sosta da un marocchino, tuttora ricercato dai carabinieri.

 

Perché ormai è un dato di fatto. Che nemmeno il più fanatico e strenuo difensore dell’immigrazione può negare.

Il primo caso eclatante di profugo assassino fu Kabobo. Che una mattina si svegliò, e decise che era tempo di uccidere: morirono tre italiani.

Al tempo si era ancora solo all’inizio della follia immigrazionista che avrebbe consegnato le strade del Paese ad un’orda incontrollata di afroislamici: invece di fermarsi, quelli del PD accelerarono. Ed è stato il disastro.

Da allora sono migliaia i richiedenti asilo arrestati per spaccio. Negli ultimi mesi, la loro attività a Mestre ha causato 16 morti: la diffusione capillare ha fatto crollare i costi, la loro eroina gialla uccide. In nome dell’integrazione.

Nel frattempo abbiamo assistito al brutale stupro di Rimini, col profugo Butungu a guidare un branco di piccoli marocchini in attesa di cittadinanza. E tanti altri casi, in tutta Italia.

Fino allo smembramento di Pamela. Che pareva essere il punto più ‘alto’ di questa follia: ma non lo era.

Il permesso umanitario è stato abolito dal decreto di Salvini, che attende di essere convertito in legge dal Parlamento. Minacciato dai seguaci della presidenta Fico: vogliamo che il governo metta la fiducia sul decreto. E’ già tardi. Approvatelo subito!

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